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Gli Indignados...visti dalla Spagna

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Pur non essendo più presente nelle prime pagine dei pochi giornali, spagnoli e internazionali, che si erano interessati a quest'argomento, il movimento degli Indignados (di cui già ci siamo occupati in quest'articolo) qui in Spagna, dove ora mi trovo, è più vivo che mai, anche se non sono da qualche tempo all'ordine de giorno le "acampadas" nelle piazze.

Nel venire qui a Siviglia mi chiedevo fra me e me che cosa avessero da protestare gli Spagnoli contro i propri politici, visto che, sì, sono in crisi (come tutta l'Europa e tutti i paesi cosiddetti del "primo mondo"), ma da loro un parlamentare guadagna un terzo di uno italiano e i fenomeni di corruzione o abusi di potere, se paragonati con i nostri, sono molto circoscritti. In più, fino a poco tempo fa, hanno goduto di un'economia galoppante, riuscendo, da paese poverissimo che erano nel 1975 quando morì il generale Franco, a superare l'Italia per PIL pro capite nel 2007. Inoltre, l’impressione, almeno a livello locale, è che le città turistiche del Sud della Spagna siano sensibilmente più accoglienti e pulite delle nostre. Dunque: perchè protestano? Solo per ingratitudine, perchè non sono mai contenti? O perchè, ora che la bufera sovrasta le teste di noi europei, la piazza deve per forza cercare un capro espiatorio, in questo caso nei politici?

Leggendo e chiedendo alla gente, mi sono convinto che il motore di questa rivoluzione non è solo l'antipolitica, termine di cui in Italia, impropriamente, ci si riempie la bocca, o meglio, le pagine dei giornali, ma una forte voglia di cambiamento, un grande desiderio di prendere in mano le redini della propria vita.

Ed è questa spinta innovatrice, unita con una buona base di comune indignazione, che ha spinto migliaia di giovani (e meno giovani) a riu nirsi il 15 di Maggio -da qui il nome "generazione 15M"- prima alla Puerta del Sol di Madrid e poi via via a macchia d'olio in tutta la Spagna e in tutta Europa, creando un movimento simile al Movimento Cinque Stelle per rivendicazioni e al Po polo Viola per metodo di auto-convocazione. Qui a Siviglia, dove al momento mi trovo, gli accampamenti sono stati in Plaza de la Incarnaciòn, simbolo dello spreco di denaro pubblico per la costruzione di un’opera futuristica e costosa, chiamata Las Setas ("I Funghi", nella foto) e sono andati avanti sino a giugno inoltrato.

Le scintille che hanno contribuito ad accendere la protesta sono molteplici: mancanza di lavoro e di casa, la crisi, qui in Spagna molto pesante, forse più che Italia, le rivoluzioni avvenute nei paesi arabi, il sostegno a gruppi come quelli di Anonymous, ma sopratutto la contestazione ai politici che "non ci rappresentano", in particolare contro l'applicazione del Piano Bologna (accordo europeo sull'educazione, in Italia già in vigore dal 1999) attraverso una legge di riforma universitaria e contro la censoria Ley Sinde, che darebbe potere al governo spagnolo di chiudere una pagina web senza passare attraverso l'autorità giudiziaria.

Così, dopo essere sorti in maniera del tutto spontanea nei mesi di marzo e aprile, tra pagine di Facebook, dei gruppi pro-mobilitazione che han prodotto un manifesto chiamato "democracia real ya" (democrazia reale adesso), e aver incassato l'appoggio di "joventud sin futuro", movimento universitario, il 15 di Maggio, ha preso corpo la più grande protesta e proposta europea degli ultimi 25 anni, conosciuta con l'hashtag #acampadasol. Come nelle rivoluzioni arabe degli ultimi mesi, sono i social network a costituire il vero tam tam di questo movimento, un motore che permette a migliaia di persone, di tutte le età, di convergere nelle piazze e scambiarsi le informazioni, altrimenti introvabili dato l'oscuramento riservato dai giornali a queste proteste.

Inizialmente i periodici, chi più chi meno, hanno ostentato indifferenza, quand’anche non ostilità. Il pregiudizio sui manifestanti era palpabile: "ninos pijos desfrazados de mendigo" (El Paìs), che suona un po' come dire "figli di papà travestiti da mendicanti", oltre ai soliti inviti alla "moderazione" e alla "pacatezza" (Pùblico), come se si potesse fare una rivoluzione "moderata", senza urlar troppo.

 

Ed è proprio la rivoluzione il punto nodale delle proposte del movimento 15M: rivoluzione è un termine che già di per sè implica un cambiamento di ordine. Tre parole emblematiche si ripetono nei discorsi e campeggiano sui manifesti: "errore di sistema"; questo significa che esso va cambiato radicalmente. Cambiamento resosi necessario perchè il regime economico-politico dei paesi occidentali è visto dai protagonisti di questa protesta come la principale causa della crisi, della quale la mancanza di lavoro e casa ne sono il frutto, un po' come in Matrix i dejavù sono sintomo delle imperfezioni del sistema.

Pertanto nelle acampadas ci si riunisce per discutere di come cambiare questo sistema, ci si chiede quali sono i problemi principali, quali sono le cose che non vanno e quelle invece da tenere, si dibatte sulle modalità di cambiamento di tutti gli ambiti malfunzionanti della società, il tutto improntato al concetto fondamentale di democrazia diretta, che si realizza tramite le assemblee popolari. Gli Indignados si sono divisi in commissioni pertinenti a diversi ambiti, dall'educazione all'ambiente, dalla comunicazione all'economia, nelle quali chiunque può prendere la parola per spiegare il proprio punto di vista, giovani e vecchi, competenti e non competenti. Senza dubbio non è tutto oro quello che luccica, non è facile gestire migliaia di persone in asseblee e non tutte le assemblee producono idee interessanti. Insomma, non tutti sono competenti ma tutti hanno il diritto di parola. La democrazia reale porta con sè grandissimi paradossi e pochissimi episodi storici di concreta realizzazione: ma è questo il metodo e il contenuto nuovo che reca con sè questo movimento. Ed è a questo a cui noi dobbiamo guardare, possibilmente con interesse. Adesso gli Indignados sono in una fase di ascolto dei quartieri, bussano alle porte delle case per chiedere quali sono i loro problemi più impellenti. Ritorneranno nelle piazze di tutta Spagna e di tutto il mondo, anche in Italia, il 15 di Ottobre per una manifestazione globale. Chissà se un giorno si riuscirà a realizzare veramente la democrazia diretta e un sistema più equo. Una cosa sicura è che mai esisterà un sistema senza errori. Mai, come la storia insegna, si potrà architettare il sistema perfetto. I più grandi mostri della storia del pianeta quali il Nazifascismo e il Comunismo sono stati prodotti partendo proprio da quest'utopia.

Un'altra cosa sicura è che, sì, la perfezione non sarà di questo mondo, però nessuno ci vieta di avvicinarci ad essa. Pertanto, senonaltro, è doveroso provarci.

Ruggero Barelli

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