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Il Regno Unito è un paese vecchio, immobile;

negli ultimi anni ha passato i nostri stessi problemi: prima la stagnazione economica, poi la crisi finanziaria, che ha sprofondato la Borsa e lasciato tanti senza lavoro. Ma il Regno Unito è anche un paese avvezzo a scioperi e proteste selvagge, è stato anche il paese che ha dato i natali agli hooligans. Ciò che sta accadendo in questi giorni non è inaspettato e, in qualche modo, potrebbe inserirsi in una lunga scia di rivolta che da tempo sta interessando il vecchio continente, coinvolgendo anche Nord-Africa e Medio Oriente.

 

 

I Giovani sono il denominatore comune: prima in Egitto, Tunisia, Libia, adesso in Siria; poi in Grecia, prima vittima sacrificale della finanza malata, dove il pesante piano di risanamento ha colpito tutti, ma ha tagliato le gambe a quanti vorrebbero costruirsi un futuro; poi da noi, gli studenti, in lotta contro la riforma universitaria, ma spinti in realtà dalla paura di un futuro senza speranze; quindi in Spagna, gli indignados. Poi c’erano stati anche gli studenti inglesi, colpiti da una riforma universitaria che alza le tasse ed è stata varata per limitare la spesa di uno stato colpito anch’esso dalla crisi economica mondiale.

Adesso i disordini di Londra: scoppiati, a quanto si dice, per la morte sospetta di un pregiudicato di colore fermato dalla polizia. Guardando le immagini dei disordini e dei saccheggi si vedono soprattutto giovani, spinti poco dalla volontà di vendetta, molto da una vita che, ai giorni nostri, appare sempre più incerta, con poche opportunità lavorative e dettata da crisi finanziarie di cui non si conoscono nemmeno i colpevoli. La sensazione è anche che parte delle cause scatenanti sia da rintracciarsi in un’integrazione malriuscita.

Quindi, provando di nuovo ad analizzare le componenti di quest’ultima “piccola rivolta”, non riesco a non trovare numerosi elementi comuni nelle rivolte degli ultimi mesi:

  • Crisi economica: sta colpendo tutti e non si vede un rimedio in grado di fronteggiarla, l’unico rimedio adottato finora è quello dei tagli alla spesa statale, il che significa togliere il sostegno a tutti coloro che si appoggiano allo stato per ottenere condizioni di vita migliori; il che significa anche meno lavoro per tutti (ma soprattutto per neodiplomati e neolaureati) e disoccupazione in crescita

  • Giovani: in nord africa erano e sono ancora i giovani a protestare per un futuro migliore (li si parlava di democrazia, ma in generale tutti chiedono un futuro migliore), in Grecia, Italia, Spagna, UK e altri paesi europei, sono sempre gli studenti (o come adesso, i giovani) a protestare o dare sfogo con la violenza al proprio disagio.

  • Internet: la rivolta in nord africa si è propagata tramite il web, dall’Iran e dalla Siria i giovani inviano le loro informazioni contro il regime tramite internet, qui in Italia facebook la fa da padrone come mezzo per protestare ed organizzare la protesta, cosi come accade in Spagna;

  • Violenza: le manifestazioni non sono quasi mai pacifiche; a nessuno verrebbe mai in mente di giustificare e apprezzare la violenza, così come nessuno potrebbe compiacersi dei saccheggi a Londra in questi giorni; ma, purtroppo, la violenza risulta il metodo ancestrale di sfogo del disagio, soprattutto quando il disagio non viene recepito, accolto e risolto.

Mi sembra, infine, non per fare l’uccello del malaugurio, che di fronte ad una mancanza di soluzioni rapide e convincenti, soprattutto per il futuro di generazioni di giovani, le immagini di questi giorni potrebbero essere solo un antipasto.

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