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Salute versus MassMedia

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Da una recente indagine, condotta dall’Università Bicocca su 3000 ragazzi Lombardi tra i 15 e i 20 anni, sono emersi alcuni dati abbastanza contrastanti.

Da un lato è risultato che il 20% non pratica alcuna attività sportiva(le ragazze sono il 25%, i ragazzi il 14,7%)dall’altro si è scoperto che il 58% si dà da fare almeno due volte alla settimana, con calcio, nuoto e pallavolo ai primi posti.a dall’indagine è risultato anche che il 18,5% dei giovani fuma abitualmente, e che uno su cinque beve vino e/o birra almeno una volta al giorno. Cosi come si è scoperto che il 20% non consuma la prima colazione e il 30,2 % predilige bibite gassate e zuccherate a pranzo e a cena. La fotografia che ne esce alla fine, usando una metafora, potremmo dire sia abbastanza sfocata, o meglio, confusa: ad un livello abbastanza alto di pratica sportiva giovanile (seppur quel 20% debba essere limato) non corrisponde uno stile di alimentazione e di salute propriamente corretto.

Le politiche giovanili, in questo campo, potrebbero intervenire non solo attraverso una migliore educazione, in modo da evitare che quel 20% di inattivi possa dirigersi verso problemi alimentari più seri, ma soprattutto con incentivi che consentano, ad esempio, alle scuole di organizzare attività sportive al difuori del normale orario.

Tuttavia, bisogna pensare che l’attività sportiva può essere incentivata e l’educazione alimentare può essere facilmente implementata, trasmettendo ad esempio come sia controproducente non fare colazione e consumare troppe bibite zuccherate. Ma, ben più complesso, è riuscire a educare con successo su rischi e aspetti negativi del duo alcool-fumo: vari approcci sono già stati sperimentati, ma ben poco possono riuscire a fare progetti educativi e politiche giovanili rispetto all’influenza indotta dai mass media; teoria e burocrazia dei progetti si infrangono contro l’impatto immediato dell’immagine pubblicitaria o del messaggio trasmesso da un film o da un reality show.

Forse il messaggio corretto dovrebbe venire proprio da chi ha quel potere di condizionare i comportamenti; a chi spetti indurre all’autocritica questi ultimi, rimane ancora un dubbio.

A.F.

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