Diciamo la nostra: i fatti di Roma / parte prima

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Ecco l'articolo introduttivo del reportage sui fatti accaduti a Roma Sabato 15 che a breve sarà online su giovanixmilano!
Sabato 15 ottobre in
951 città di 82 paesi sono scesi in piazza cittadini di tutte le età, tra cui moltissimi giovani,

che hanno voluto manifestare il loro dissenso nei confronti di una politica economica ormai insostenibile.

I giovani sono stati i protagonisti di questa giornata perché hanno portato in tutte le piazze del mondo tutti i colori della rabbia e della delusione ma senza escludere i colori della speranza di un cambiamento in meglio.

Questi cittadini o meglio gli “Indignati”, che hanno preso il nome dai manifestanti che in primavera hanno occupato Puerta del Sol a Madrid, hanno catturato l’attenzione dei media di tutto il mondo proprio per l’estensione globale di questo evento. I protagonisti indiscussi però non sono stati i simboli di pace portati dai giovani di tutto il mondo ma la devastante violenza che ha colpito le piazze romane causata dai “Black bloc”, così chiamati per i vestiti e le maschere nere più che per l’ideologia a loro legata.

Molte sono le domande emerse, perché solo in Italia? Quali saranno i provvedimenti? Era prevedibile? Se si perché nessuno ha evitato il danno? Non voglio divagare, gli articoli che sono usciti in questi giorni stanno già cercando di rispondere; vorrei soltanto portare la posizione di una giovane ragazza che è rimasta spiazzata davanti alle immagini di sabato pomeriggio. Il punto è che in questi anni si sta accumulando una tensione intollerabile che vede i cosiddetti adulti occupati a “tamponare” i problemi mentre i giovani non avendo mezzi per risolvere la situazione s’impegnano in azioni fuori dalla loro portata o meglio non sostenute da chi potrebbe aiutarli in modo più efficace.Non giustifico i “Black bloc”, anzi, loro sono la cosiddetta goccia che ha fatto traboccare il vaso, ma critico coloro che potevano evitare tutto quello che è successo qualche giorno fa a Roma che sembrano più impegnati ad occuparsi dei propri interessi che della popolazione per cui lavorano.

La gravità della situazione che sta colpendo il nostro paese è enorme e tutti siamo chiamati in causa ma i mezzi di cui dispone la popolazione per farsi “sentire” sono pochi e ingestibili.


Hassina Houari