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San Satiro

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Nella routine di ogni giorno, tra auto, moto, bus e tram, sempre di corsa, a volte è bene fermarsi un attimo. Fermarsi e guardare intorno. Tante volte si percorrono strade del centro, ci si sofferma sulle vetrine, gli abiti, le persone che corrono, i ragazzi vestiti nei modi più disparati. Molto spesso non si fa caso alle bellezze della città; non ci si accorge di quelle piccole perle che Milano offre. Vicino a via Torino ne è presente una. Non proprio sulla via, ma in un angolo, tra un negozio di scarpe e un fast-food, si nasconde la Chiesa di S.Satiro.

In principio su questa zona sorgeva un piccolo sacello di origine carolingia, ma, un giorno, un avventore di una vicina taverna, uscendo, si trovò di fronte all’immagine della Vergine, dipinta su un muro vicino al sacello, che piangeva. Così nel 1478 il duca di Milano Gian Galeazzo Sforza decise di ampliare il sacello per custodire questa immagine miracolosa della Madonna, affidando il progetto della chiesa di S.Maria presso S.Satiro a quello che allora era ancora un giovane alle prime armi: Donato Bramante.
Questi, in uno spazio angusto e stretto come quello del sacello, riuscì a edificare un capolavoro. Da un’iniziale idea di una pianta a croce greca e navata unica, si passò a quella un’originale pianta centrale a “T”. Bramante nella costruzione della chiesa di Santa Maria presso san Satiro cominciò la sua opera di reinterrogare e reinventare l’antico per dare una nuova forma all’architettura: archi e pilastri con lesene di ordine corinzio, fregio continuo, volta a botte, una stupenda cupola cassettonata, stucchi d’oro e degli originali motivi a forma di conchiglie che completano gli archi; opera che poi avrà il suo culmine nella maestosa classicità di S.Pietro a Roma.
Ma vi era un problema: la pianta a “T” non consentiva di dare uno spazio all’altare contenente l’immagine sacra e non vi era la possibilità di ampliare la chiesa dal lato absidale per la presenza di un’importante strada, così Bramante escogitò una straordinaria soluzione illusionistica: osservando dalla terza campata della navata si ha l’illusione di una grande profondità del coro che nella realtà occupa meno di un metro. Difatti egli in questi sì e no 90 centimetri riuscì a costruire una finta fuga prospettica in stucco con tanto di volta cassettonata. È una soluzione assolutamente innovativa e che colpisce; ed è bello poter ammirare questa chiesa, piccola ma preziosa, magari anche solo in una pausa pranzo, facendo una capatina tra un momento e l’altro della nostra routine quotidiana così trafelata.

Indicazioni:

Chiesa di Santa Maria presso San Satiro
Via Speronari, 3, 20123 Milano
02 874683

 

R.B.

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