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Gli indignados di Puerta del Sol

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La Puerta del Sol di Madrid è da sempre l'epicentro della capitale spagnola. Ogni anno passano di li migliaia di persone, per svariati motivi.

 

C'è chi si reca li per affari, c'è chi desidera solo incontrarsi con gli amici, c'è qualcun'altro che si reca li per vedere la gigantesca insegna luminosa dello Tio Pepe o per vedere il Reloj de Puerta del Sol, punto cardine dei festeggiamenti di San Silvestro in Spagna, protagonista del rito delle Campanadas, il più sentito durante la notte, con i dodici rintocchi che danno vita al nuovo anno, salutando quello vecchio. Ma oltre ad essere uno dei luoghi più visitati e stazionati di Madrid, e oltre ad essere uno dei più antichi crocevia della capitale spagnola (esiste infatti dal XV secolo, quando Madrid succedette a Toledo come capitale spagnola), la piazza di Puerta del Sol si sta rendendo protagonista di una vera e propria rivolta, capeggiata dai ragazzi di Madrid, accompagnati da uomini e donne anche di altre generazioni. Centinaia di Indignados (così sono chiamati questi ragazzi), sono accampati oramai da 10 giorni nella piazza simbolo di Madrid, seguiti a ruota da migliaia di altri ragazzi sparsi per la Spagna (da Barcellona a Valencia, passando anche per Siviglia), per protestare contro il governo spagnolo principalmente, ma anche contro un'ideologia oramai insita in tutti gli organismi di governo mondiali. L'occupazione della piazza è iniziata a metà maggio, per chiedere al governo una riforma politica e societaria, ma ben presto si è estesa. I ragazzi tutti assieme, radunati nella stessa piazza, si son resi conto che non era solo una riforma politica e societaria che volevano, ma qualcosa di più. Stanchi di sopportare una cultura lavorativa del precariato, o una classe politica che bada spesso più ai beni dello stato visto come "azienda" che ai beni dello stato visto come cittadini, stanchi di sopportare il poco spazio dato ai giovani che tutti in Europa vorrebbero, stanchi delle nulle prospettive di futuro, dalla Spagna hanno deciso di mobilitarsi in maniera drastica, occupando centinaia di piazze da quasi due settimane, diventando da poche centinaia a migliaia di ragazzi che riscuotono oramai fama in tutta europa. Chissà, forse son proprio le misure drastiche e le forme di occupazione non violente ma comunque di visibilità e mobilitazione nazionale che servono per far sì che ci si svegli e si dia spazio ai giovani, che sono stanchi di sopportare l'esser messi in secondo piano, il venire sempre dopo, ma che hanno veramente tanto da dare, e se fossero messi nelle condizioni di dare il proprio contributo, si capirebbe che il futuro sta nei giovani e nella loro volontà di essere qualcuno.

M.C.

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