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Mi sono laureato, e ora?!

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Mi ci è voluto qualche giorno, tra un impegno e l’altro, per leggere attentamente il lungo, ma estremamente interessante, XIII rapporto di Almalaurea, uscito qualche giorno fa. Più ombre che luci per quanto riguarda il mondo degli universitari italiani, anche se si possono rintracciare alcuni segnali che invitano all’ottimismo. Ecco di seguito alcune scoperte interessanti che ho fatto.

 

Se si va a rivedere quanto successo nel mondo a partire dal 2009, la diminuzione dell’occupazione totale nell’area OCSE è stata del 2%, ed è stata accompagnata da un aumento dell’8% della disoccupazione giovanile. Ragionando in valori assoluti le cifre sono preoccupanti.

Se poi si va a vedere quello che è successo nel nostro Paese, si scopre che il tasso di disoccupazione giovanile si è attestato al 30% (Istat- gennaio 2011)! Ma ciò che maggiormente preoccupa sono quei giovani non inseriti in un percorso scolastico/formativo e neppure impegnati in un’attività lavorativa: nel 2009 il fenomeno ha riguardato oltre due milioni di giovani (più del 21% della popolazione italiana di età 15 - 29 anni).

E’ aumentata la disoccupazione sia fra i laureati triennali, passando dal 15 al 16%, sia fra i laureati specialistici (dal 16 al 18%). Per quanto riguarda la stabilità lavorativa, questa riguarda il 46% dei laureati occupati di primo livello e il 35% dei laureati specialistici (con una riduzione, in entrambi i casi, di 3 punti percentuali rispetto all’indagine 2009). Le retribuzioni ad un anno dalla laurea, non elevate, sono pari a 1.150 euro per i laureati di primo livello e di poco al di sotto di 1.100 euro per i titoli specialistici. Ciononostante, la condizione occupazionale e retributiva dei laureati resta migliore di quella dei diplomati di scuola secondaria superiore.

Si scopre anche che nel nostro Paese i giovani sono pochi e per di più poco scolarizzati. Ancor oggi il confronto con i paesi più avanzati ci vede in ritardo: 20 laureati su cento di età compresa tra i 25-34 contro la media dei paesi OECD pari a 35 . Il numero delle lauree italiane nell’ultimo decennio è aumentato, passando dalle 172mila del 2001 alle 293mila del 2009; in particolare, fra il 2004 e il 2009 vi è stato un incremento dei laureati dal 16 al 19%, ma sembra ancora irraggiungibile l’obiettivo del 40% per il 2020 prefissato dalla UE (obiettivo già raggiunto da metà dei paesi UE!!).

 

Condizioni occupazionali

 

  • Laureati triennali

 

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    • A un anno Per quanto riguarda le relazioni tra laureati e mondo del lavoro, risulta che a un anno dal conseguimento del titolo di primo livello il tasso di occupazione è del 46% (il 30% lavora, il 16% lavora mentre prosegue gli studi), mentre il 41% prosegue gli studi e il 10% cerca lavoro. I settori di laurea che presentano, ad un anno, un tasso di occupazione elevato sono: il settore delle professioni sanitarie (83%), ed. fisica (68%), insegnamento (61%). Una flessione si ha invece nel gruppo giuridico e letterario. Si scopre anche che 4 laureati su 10 interrompono gli studi alla laurea di primo livello.

      • Il lavoro stabile a un anno riguarda il 39%, mentre per il 43 % si parla di lavoro atipico. L’88% degli occupati lavora nell’ambito dei servizi e il guadagno mensile medio netto è di 982 euro. Permangono forti squilibri tra Nord e Sud e tra Uomini e Donne, e questo trend si registra in ogni ambito di ricerca.

    • A tre anni Il 65% dei laureati triennali è occupato, mentre il 13,5% è in cerca di lavoro. Le lauree che presentano un alto tasso di occupazione a 3 anni dal conseguimento della laurea sono: professioni sanitarie (93%), ingegneria (87,5%), mentre il più basso riguarda il settore letterario (69%); buona crescita anche per il settore politico-sociale che presenta un tasso di occupazione del 79,5 %.

    • A cinque anni Tassi di occupazione maggiori per i laureati provenienti dai settori: professioni sanitarie e ingegneria (96%), economico- statistico (91%), politico-sociale (87%), giuridico (81%). Mentre il tasso di disoccupazione rimane alto per il campo geo-biologico (16%), ed.fisica (12,7%), giuridico-letterario (10,4%).

      • Per fare un esempio degli storici squilibri che purtroppo permangono, risulta che al Nord il tasso di occupazione è del 94,6%, contro l’81% registrato al Sud, mentre tra le Donne è all’88% e tra gli Uomini al 93%

      • Per quanto riguarda la retribuzione dei laureati, a 3 anni si attesta intorno ai 1306 euro e a cinque anni intorno ai 1386 (euro mensili netti): il confronto risulta impietoso se si tiene conto degli intervistati che hanno dichiarato di lavorare all’estero, guadagnando sui 2000 euro.

 

  • Laureati specialistici

 

Per quanto riguarda la specialistica, a un anno il tasso di occupazione è del 56%, a tre anni invece raggiunge il 75%.

Se si considera il livello occupazionale dopo tre anni, il tasso di occupazione è elevato: campo medico (97,2%), economico-statistico (85,8%), ingegneria (84%), politico-sociale (80%); mentre è abbastanza sorprendente notare come il tasso di occupazione riguardante i laureati in campo giuridico sia fermo al 50% ( settore giuridico che infatti presenta il tasso di disoccupazione più alto, al 18%)

A un anno la retribuzione è pari a circa 1078 euro, a tre anni raggiunge i 1313.

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